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sabato 5 maggio 2018

ANNALES DELL'ATTIVITÀ DEL GRUPPO SPELEOLOGICO C.A.I. JESI (1948-2015)

Ricompaiono finalmente in rete i resoconti delle attività del Gruppo Speleologico C.A.I. Jesi, che nel biennio 2009/2010, nel pieno della mia attività in seno a quell'associazione, pazientemente trascrissi al computer e resi per la prima volta disponibili sul web.
Si tratta delle relazioni delle attività di campagna, schede d'uscita redatte dai Soci a partire dal 1948 fino alla prima metà del 2015.

Di molte annate, purtroppo, non si hanno resoconti: l'augurio, oggi come allora, rimane che chiunque abbia dell'ulteriore materiale riguardante la storia della Speleologia jesina ne possa condividere una copia, al fine di arricchire sempre di più questa raccolta.

Quella disponibile in questa sede è la versione ufficiale degli "Annales", dettagliatamente ricontrollata negli ultimi tempi. Eventuali altre edizioni presenti nel web sono da ritenersi obsolete: furono ripubblicate a seguito della mia fuoriuscita dall'associazione, per motivi non troppo chiari dal momento che fino ad allora tutto questo prezioso materiale non aveva mai destato alcun tipo di interesse presso gli stessi nuovi "editori", i quali con la loro "riedizione" non dimostrarono per giunta la benché minima riconoscenza nei confronti di chi aveva svolto il certosino lavoro di trascrizione, cosa della quale, dopotutto, non mi stupisco.

BUONA CONSULTAZIONE

194819491950
1951195219531954195519561957195819591960
1961196219631964196519661967196819691970
1971197219731974197519761977197819791980
1981198219831984198519861987198819891990
1991199219931994199519961997199819992000
2001200220032004200520062007200820092010
20112012201320142015


Riporto qui di seguito l'elenco delle persone per le quali non è stato possibile ricostruire il nome completo, rinnovando l'augurio che qualche lettore riesca, anche solo in parte, a chiarire la situazione:

- 1949: G. Corallini
- 1950: G. Corallini, N. Notari, A. Frezzotti, G. Bonservizi
- 1979: D. Mariotti
- 1981: Spadoni
- 1982: Pirani, Fabiola, Loretta, Tammaro, Pannariello, Lillo, Teresa, ragazza Lillo/Lilla, Lorella, Marini, ragazza di Claudio, Loretta, Lea
- 1983: Diana, Paloma, Doriana, Teresa
- 1985: Augusto, Marino
- 1986: Paolo, Maurizio
- 1987: Pino

sabato 24 febbraio 2018

BUCO CATTIVO: IL QUARTO INGRESSO GIA' NEL 1966

Sfogliando di recente il numero 3-1967 della Rassegna Speleologica Italiana (gentilmente scansionato e reso disponibile in rete dal Centro Italiano di Documentazione Speleologica), ho trovato a pag. 174 questa curiosa notizia:

Una rapida esplorazione fu ripetuta al Buco Cattivo dove, nella Sala Altissima,
Melegari risalì una parete concrezionata scoprendo un cunicolo ascendente, lo seguì
per alcune decine di metri e si ritrovò... fuori sotto il sole. Il Buco Cattivo si trovò
così ad avere acquistato la sua quarta apertura.

Si tratta solo di una delle tante notizie riportate in questo "Resoconto dell'attività speleologica svolta nel 1966 dal Gruppo Speleologico Reggiano del C.A.I.", il quale, da quanto è possibile evincere dal resto dell'articolo, frequentava piuttosto assiduamente la zona di Frasassi insieme a speleologi maceratesi. La domanda che sorge spontanea è: ma quante altre notizie del genere avremo dimenticato?!
Dimenticato, sì, perché nel 1998 il Gruppo Speleologico C.A.I. Jesi svolge attività nello stesso settore del Buco Cattivo, riportando in una relazione datata 18 aprile la notizia dell'imminente termine dei lavori al "recentemente scoperto" Ingresso del Talpo:

Lavoro di disostruzione del 4° ingresso in via di ultimazione. Lo scopo di questa uscita è stato per il recupero di una corda da 54 m sostituendo la stessa con una scaletta di 11 m ancorata a un masso di crollo con un cordino e di una corda di 8 m da 11 mm sull’arrampicata successiva alla scala.

Per quasi vent'anni ho ignorato che il suddetto quarto ingresso del Buco Cattivo era stato già rinvenuto circa 32 anni prima! Di qui l'importanza della documentazione: ben vengano le relazioni, ma occorre soprattutto divulgare le topografie realizzate, corredate da accurate descrizioni e foto. Come? Tramite i giusti canali già esistenti: i catasti speleologici regionali. Non dobbiamo inventarci nulla, solo farlo funzionare come si deve!

sabato 25 novembre 2017

L'ESPLORAZIONE SOTTERRANEA

Esplorare il Mondo di Sotto è probabilmente l'attività più affascinante da praticare in montagna, sebbene essa richieda senza dubbio un notevole impegno in termini di tempo, organizzazione, pazienza e determinazione. Tempo e organizzazione per la necessità di parecchio lavoro a monte, per preparare bene la spedizione curandone ogni minimo dettaglio. Pazienza perché capiterà spesso di prendere grosse batoste (grotte senza la prosecuzione sperata, battute esterne estenuanti e infruttuose, ecc.) e perché per ottenere certi risultati può volerci del tempo. Determinazione perché... bisogna sempre crederci!!



sabato 7 ottobre 2017

LA GROTTA DELLA LAMA DELLA ROCCHETTA

Intorno al 1999, nei pressi della casa in campagna di mia nonna sita nella zona di Frasassi, mi capitò di ascoltare una leggenda riguardante una grotta che si sarebbe aperta ove oggi è una frana. Il luogo è il Colle Ameno, presso Rocchetta di Genga, e la frana è chiamata la Lama della Rocchetta, ben visibile da gran parte della vallata dei Fossi, così come da varie altre località nei dintorni.

mercoledì 17 agosto 2016

LA BUCA DELLA BOMBA

Parliamo oggi di... una storia vera??! Una leggenda??!?! Di sicuro del vero c'è, e ci sono le prove... sul passato della Buca della Bomba.

mercoledì 20 luglio 2016

UN POZZO EFFIMERO

... ovvero: la fine che una grotta può fare.
Il 18 novembre 1989 un mio amico e un suo compagno di grotte discesero il Pozzo sui Prati del M. Purillo, situato sul monte omonimo a Ovest di casale Lentino e poi registrato presso il Catasto Speleologico delle Marche con la sigla 438 MA AN. Per arrivarci basta salire una decina di metri di dislivello sopra la strada bianca che conduce al casale in corrispondenza di una sbarra aperta, seguendo il filo spinato. Così lo descrisse, dopo averlo disceso:
È attualmente recintato e si presenta come una dolina imbutiforme dalle pareti estremamente ripide, sul cui fondo (circa 8-9 m) si apre un pozzo che immette in una saletta terminale (-15) occlusa da un conoide di detriti che si riversano all'interno. Stillicidio.
Nota: il tutto (roccia e terra) è estremamente instabile. È evidente che il pozzo manifesta un forte potere di smaltire il detrito, altrimenti dati i continui smottamenti la cavità dovrebbe essere del tutto occlusa

In quell'occasione realizzarono questo rilievo speditivo:


martedì 7 giugno 2016

COSA E' CAMBIATO...

... dall'ultima volta su queste pagine, fino al 23 aprile 2016, giorno della rinascita di questo piccolo blog.
Beh, iniziando dalle più banali: mi sono laureato, ho iniziato a lavorare. E fin qui tutto regolare, per fortuna...

martedì 16 dicembre 2014

LADRI A FRASASSI!!

La zona di Frasassi ormai non ha più nulla da tristemente invidiare a zone "conclamate" da anni quali il Pian di Monte al Cucco e l'altopiano del Faedo-Casaròn per quanto riguarda i furti e gli scassi alle auto dei tanti frequentatori della montagna.
Raccogliamo alcune testimonianze (sicuramente solo la punta di un iceberg!), dirette o desunte dalla rete, di quello che è ormai un viziaccio ultradecennale:

  • il 24 febbraio 2008 tre auto (la mia e quelle di altri amici) furono aperte, di cui due al parcheggio interno per il Buco Cattivo (tra Palombara di Ferro/Tafano e Vallerapara) e la terza alla piazzola sotto la Valle del Vernino (all'epoca, un periodo particolarmente "caldo" dal punto di vista furti, le forze dell'ordine parlarono di una pista nomade e individuarono dei responsabili, ma dopo qualche mese "di assestamento" i furti ricominciarono);
  • il 12 marzo 2011 di nuovo sotto il Buco Cattivo;
  • il 9 novembre 2013 fu aperta l'auto di uno speleologo fabrianese parcheggiata presso il cimitero di San Vittore;
  • il 16 marzo 2014 furono forzate a Falcioni tre auto (e aperte due) di soci del CAI di Fossombrone rubando telefono e navigatore e determinando notevoli danni alle auto stesse;
  • il 14 dicembre 2014 è stata aperta l'auto di una speleologa nel parcheggione ex-bancarelle a San Vittore, in pieno giorno!
  • alcuni anni fa una guida del Consorzio Frasassi si vide aprire la macchina nel parcheggio riservato appena sotto l'ingresso artificiale della Grotta Grande del Vento;
  • nei parcheggi attorno al cimitero di San Vittore anche brevi soste per onorare i propri defunti hanno mietuto le loro vittime!!
  • un tempo aprivano le auto anche al parcheggio della falesia di Castelletta, per cui arrampicare tenendo un occhio a chi arriva e chi parte!
  • contrastanti le versioni sul parcheggio presso la casa del custode all'accesso orientale della Gola della Rossa, c'è chi lo dà per sicuro e chi ha trovato l'auto saccheggiata: attenzione!

CONSIGLI (da prendere comunque con le molle perché ogni situazione potrebbe variare da un momento all'altro):

  • lasciare SEMPRE l'auto in località FREQUENTATE e, di notte, ILLUMINATE;
  • il parcheggio dell'abbazia di San Vittore è una garanzia per chiunque: in 10-15 minuti di cammino si è all'ex-parcheggio per il Buco Cattivo e in 2 minuti si azzera il rischio di posteggiare presso il cimitero o nella ex-zona bancarelle; evitare come la peste le piazzole di sosta all'interno della Gola della Rossa (zona Latifondo o Vernino, anche a fianco della superstrada) e tra Falcioni e Pontechiaradovo, da anni costantemente tappezzate di pezzetti di vetro. Si direbbero sicuri il parcheggio in mezzo all'abitato di Falcioni e (forse un po' meno) l'area pic-nic prima di Palombare; il parcheggio del santuario di Frasassi non è detto che sia sicuro - ci sembra di ricordare di misfatti avvenuti anche lì: eventualmente allungare l'avvicinamento di 5 minuti parcheggiando a Pianello; su Pierosara non si hanno, a memoria, testimonianze negative ma evitare ugualmente di parcheggiare troppo "lontano dalla civiltà";
  • non lasciare oggetti di valore in vista (qualsiasi cosa!) e possibilmente portare tutto con sé (evitare in partenza, da casa, di caricare oggetti inutili o evitabili);
  • ottimizzare il rapporto persone/auto lasciando i mezzi superflui presso i soliti bar di ritrovo della zona (Anna, Lullo ecc) in modo da non affollare eccessivamente i pochi parcheggi sicuri;
  • togliersi assolutamente dalla testa il pensiero (seppur comprensibile!) di farsi giustizia da soli: oltre che illegale potrebbe essere controproducente o addirittura pericoloso. Prevenire piuttosto, che è sempre meglio che curare male. Invitare con i dovuti mezzi le forze dell'ordine a pensare al resto.

Di seguito alcune mappe esplicative e sicuramente non esaustive di alcune delle zone da evitare:

area San Vittore

area Palombara di Ferro

area Falcioni/Pontechiaradovo

area Gola della Rossa

L'intento di questo articolo non è terrorizzare, ma informare e consigliare le dovute precauzioni da prendere. Sicuramente non è esaustivo: invitiamo chiunque ad arricchirlo, riportando nei commenti testimonianze, segnalazioni, consigli utili e quant'altro e a divulgarlo presso i social network in maniera tale da raggiungere il maggior numero di amici frequentatori delle nostre amate montagne, perché questa assurda storia possa un giorno trovare la sua naturale conclusione.

mercoledì 28 maggio 2014

ANCORA LA PINARA...

il buco in basso a sinistra, cerchiato in rosso; in alto la Grotta Sulfurea

Su segnalazione di amici del posto (uno dei vari buchi della Pinara...) ci eravamo andati a lavorare insieme a gennaio, ma dopo pochi metri una frana sbarrava la strada alla certa comunicazione con la Grotta Sulfurea.

Nell'ultimo mese, speleologi di vari gruppi, marchigiani e non solo, si sono dedicati alla disostruzione del passaggio... ora il complesso Fiume-Vento ha un altro ingresso, il Buco Soffiante della Pinara: il più basso e più orientale -tra quelli aprentisi al livello di base-, non certo molto comodo, speriamo non divenga la via preferenziale per il transito di... nutrie al complesso Fiume-Vento!!

Altre grotticelle riapertesi a causa dell'alluvione aspettano di essere catastate/disostruite: una Grotta della Pinara qualche decina di metri a monte dell'Ingresso A della Grotta del Fiume e un paio di condottine/sorgenti presso la più nota Acqua Solfanara che hanno rimesso in luce perfino un muretto di canalizzazione delle acque termali, magari relazionabile con le condutture romane menzionate da vari storici locali: da queste ultime grotticelle non è improbabile poter accedere al ramo attivo della Grotta Bella.

lunedì 13 gennaio 2014

ANCORA SUI CANCELLI A FRASASSI...

A seguito della recente "Pinara" (alluvione nel territorio di Genga), come ormai si sa, le acque del Sentino hanno decisamente cambiato i connotati alla Gola di Frasassi. Tra le varie modifiche, sono rispuntate alcune grotticelle di cui si era del tutto persa la memoria in quanto finora ostruite dai terrapieni riportati durante la costruzione e i progressivi ampliamenti della sede stradale; tra queste, un nuovo ingresso della Grotta del Fiume, il "quarto", che seguendo la linea tracciata da Mario Marchetti nel 1950 dovremmo chiamare "Ingresso D": l'Ingresso A è infatti l'entrata tradizionale, da tempo chiusa da un cancello e sita in zona di tutela integrale ipogea, l'Ingresso B è quello oggi abitualmente utilizzato e l'Ingresso C (posteriore al linkato testo di Marchetti) è il pozzo di Sala della Croce, aperto per errore durante un ampliamento della sede stradale negli anni Sessanta. In realtà, a giustificare il virgolettato "quarto" di cui sopra, sono a tutti gli effetti "ingressi della Grotta del Fiume" l'imbocco naturale della Grotta Grande del Vento e la sottostante galleria artificiale, la Grotta Sulfurea, i 3-4 ingressi (di cui 1-2 di recente accidentale apertura) della Grotta Bella -che secondo la mitologia speleologica frasassiana comunica con la Grotta del Fiume ma nessuno conosce esattamente il percorso della congiunzione e non c'è nessun rilievo noto ai più che descriva tale passaggio (un discorso magari da approfondire nei commenti)- e altri accessi occultati durante l'ultima glaciazione, che attendono nell'ombra. Ma al di là di questa carrellata catastale/toponomastica veniamo al punto: il (ri)comparso Ingresso D si apre qualche metro a Ovest dell'Ingresso B, poco sopra il pelo dell'acqua, sulla stessa faglia della Caverna del Granchio postagli frontalmente. Ha due aperture sovrapposte aventi ognuna una morfologia caratteristica a doppia ogiva le quali danno accesso a una galleria che entro una decina di metri si ricollega a quello che prima dell'11-12 novembre scorso era un noto e scomodo passaggio e dopo la "ripulita" naturale operata dal Sentino è un'agevole galleria che qualche metro dopo l'Ingresso B si sviluppa perpendicolarmente al corridoio principale che accede alla Sala della Croce e conduce nelle zone poste sotto tutela, "by-passando" il grande e orribilmente inutile cancello tuttora aperto e sempre più arrugginito, a ulteriore riprova che una progettazione più oculata e consapevole avrebbe potuto evitare lo sperpero di un bel po' di soldini posizionando il cancello qualche metro dopo, dove la sezione della galleria si restringe e quindi l'impatto sarebbe stato decisamente minore. Resta sempre una domanda, ormai retorica, cui rispondere: a cosa servono questi deliberatamente ridicoli cancelli?! E da qualche tempo pure lo spunto per una piccola-grande riflessione sulla forza dell'acqua e della natura nei confronti di noi piccoli uomini...

venerdì 18 ottobre 2013

TRASVERSALITA'

Ripescati dall'oblio internautico questi pensieri riportati anni fa su un sito che parla di Speleologia. I toni sono forti, alcune parti non condividendole appieno non le riporto, ma per il resto lo spunto per una seria riflessione ci sta tutto...
"Interessante questo affannarsi a teorizzare la legittimità ideologica della "trasversalità" nella speleologia (elementi di gruppi diversi si uniscono occasionalmente e senza regola per fare delle esplorazioni). [...] Qui da noi la legittimazione ideologica della trasversalità [...] è il tentativo di fare un'attività una tantum, senza legami e regole, senza storia e futuro, senza necessità di archivi, di documentazione, di bibliografia, senza alcun onere organizzativo precedente e successivo che non sia trovare il materiale, gli uomini e caricare e scaricare la carburo. I gruppi e le sezioni CAI sono solo delle vacche da mungere. Qui da noi la trasversalità non è altro che un incremento numerico (invero assai piccolo) dei tanti gusci vuoti presenti nelle nostre montagne calcaree"



Ovviamente... i "commenti" sono fatti per essere scritti, e il pulsantino qua sotto dà una grossa mano in tal senso! C'è ancora libertà di espressione a questo mondo!(?)

venerdì 4 ottobre 2013

CANCELLI A FRASASSI!

Recentemente nelle grotte più blasonate di Frasassi sono comparsi dei cancelli, funzionali, da quanto riportato in questo sito, alla tutela della chirotterofauna, che come ben si sa a Frasassi è stata sempre piuttosto folta e questo nonostante la frequentazione secolare delle cavità da parte di speleologi e varie altre categorie di "curiosi delle grotte". Eccoli qua!

Grotta della Beata Vergine di Frasassi: un luogo di culto per millenni - ne sono testimonianza le antiche sepolture e i vari reperti rinvenuti dal prof. Rellini e da tanti altri ricercatori tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, per non parlare della famigerata Venere di Frasassi; è stata la sede del monastero femminile di S. Maria Infra Saxa e nell'Ottocento, per volere di papa Leone XII, vi venne eretto il famoso tempietto del Valadier. La grotta è da sempre anche il paradiso di quei "nottoloni" tanto cari al Procaccini Ricci già ai primi dell'Ottocento e a "que' montanari" da egli stesso citati che ne utilizzavano il guano come concime: quegli stessi chirotteri che ora "tuteliamo" con quanto riportato qui sotto:


... un bel cancello aperto, posto a severa guardia della ripida salita che conduce al Camminamento del Cane!
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Grotta di Mezzogiorno: d'accordo, il cancello precedente era arrugginito. Questo invece è utilissimo: se anche fosse chiuso da un lucchetto, chiunque potrebbe oltrepassarlo sfruttando l'evidente finestrella per il passaggio dei pipistrelli. E allora cosa si vuol tutelare?!?

Il complesso carsico Mezzogiorno-Frasassi -di cui i sopracitati sono i due ingressi praticabili- e la sua chirotterofauna svernante devono subire ogni anno un'inaspettata fonte di calore esterna dovuta ai fuochi del presepe vivente, una tradizione locale che a quanto pare (da fonti orali "ufficiali") non è possibile modificare: abbiamo da poco superato appena la trentesima edizione, come a dire che la Grotta Grande del Vento è più tradizionale!
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Grotta del Vernino: un'altra grande classica, nota da sempre, anche per la caratteristica forma del suo ingresso...


... che oggi ricorda piuttosto una prigione!

La Grotta del Vernino è tutelata integralmente solo per quanto riguarda il suo livello superiore, di solito sconosciuto ai più e difficilmente raggiungibile da un semplice escursionista; perdipiù l'intera grotta ha perso interesse speleologico esplorativo da decenni e non vi sono mai state orde di speleologi a farne visita: che senso ha "chiudere" l'intera grotta?
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Grotta del Fiume - Sala della Croce: questo cancello evita (o almeno dovrebbe) l'accesso a una parte di grotta posta sotto il vincolo di tutela integrale, esplorata già nel 1948 e che, a meno di clamorose sviste, ha perso interesse esplorativo già dal 1971 quando venne scoperta la prosecuzione principale della grotta.

Il cancello della Grotta del Fiume ha dovuto per forza di cose essere assemblato sul posto (l'entrata è ovviamente troppo piccola per farvelo passare tutto intero!). Ne sono testimonianza il disco di mola e l'elettrodo da saldatura ritrovati nei pressi del cancello stesso. Il rumoroso lavoro svolto all'interno della grotta non avrà forse disturbato qualche pipistrello? Da notare inoltre che in pochissimo tempo il cancello ha iniziato a ossidarsi e formare un piccolo rivoletto di ruggine sotto di sé.



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Un altro intervento propone la rimozione della storica (quanto arrugginita) scala metallica posizionata nel 1955 presso l'entrata della Grotta dell'Infinito, ma non è stato ancora effettuato.


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È giustissimo tutelare la chirotterofauna e il carsismo, ma ancor meglio sarebbe farlo come si deve, con interventi seri e non deliberatamente ridicoli.
La blasonatissima Grotta Grande del Vento, con la scusa di esser stata "sacrificata" al turismo da quasi quarant'anni (ci vuole coraggio soltanto a pensarla, una cosa del genere), è divenuta sede piuttosto abituale, nell'ordine, di registrazioni di video musicali, concerti, spettacoli teatrali "itineranti", celebrazioni e commemorazioni, premiazioni e chi più ne ha più ne metta... siamo davvero sicuri che tutto ciò "faccia bene" a quelle stesse grotte che ci proponiamo di tutelare?
E tornando ai cancelli: per stessa ammissione delle stesse fonti orali "ufficiali" di cui sopra, essi sono in tre casi facilmente scavalcabili, mentre il quarto è comunque oltrepassabile tramite apposito largo passaggio per i pipistrelli: questo per "tranquillizzare" noi speleologi, ormai quasi gli unici frequentatori delle grotte della zona. Senza contare che ogni cancello è comunque aperto. E allora... a cosa servono?!
Sembra che per la messa in opera di tali inutili scempi siano stati stanziati almeno 20.000 euro dall'Unione Europea: non può sempre essere "l'Europa che ce lo chiede", se qualcosa è inutile va segnalato, altrimenti non dobbiamo lamentarci della situazione di crisi economica in cui ci troviamo. E oltretutto, sembra che da quando è iniziato il monitoraggio della chirotterofauna di Frasassi essa non abbia subito significative variazioni di popolamento dovute alla frequentazione delle grotte da parte degli speleologi.

Per concludere, ecco la fine che ogni cancello farà, ma non a causa di speleovandali, bensì solo grazie alla corrosione e al tempo:


... un esempio di ex-cancello, inutile e "lasciato a sé stesso" alla Grotta della Ferrovia... non dovrebbe essere il caso di asportare ormai tutta questa ruggine che non può che inquinare?

venerdì 9 agosto 2013

MEZZOGIORNO-FRASASSI, SESSANT'ANNI DOPO

Esattamente sessant'anni fa, il 9 agosto del 1953, a coronamento di un'esplorazione iniziata il 15 ottobre del 1950, alle ore 14:00 si compiva per la prima volta la traversata dalla Grotta di Mezzogiorno alla Grotta della Beata Vergine di Frasassi.
Quel giorno c'erano Amos Albanesi, Silvio Bacchieca, Nereo Cherin, Desiderio Dottori, Esio Flori, Carolina Macciò, Sergio Macciò, Ubaldo Mazzarini e altri due speleologi.
Il racconto di quella lunga esplorazione è rivivibile nella relazione conclusiva a opera di Sergio Macciò, "La Grotta del Mezzogiorno (S.Vittore di Genga) e la sua esplorazione", del marzo 1954.

mercoledì 28 settembre 2011

GIANA EXPLORA 2011

Quattrassi all'ingresso, appena arrivati

23-24-25 settembre 2011

Il venerdì mattina con molta calma partiamo da Jesi io e Quattrassi e tra le 12:30 e le 16:30 svuotiamo i primi due sifoni: per il primo impieghiamo oltre 1:40 ore, per il secondo quasi due ore (secondo Massimo si impiegavano 1:15 ore!). Nel resto del pomeriggio andiamo a verificare un paio di volte che il Marbach funzioni, quindi scendiamo a cena con gli altri che nel frattempo stanno man mano arrivando.

Il giorno dopo la sorpresa è che il secondo bastardo sifone si è disinnescato ma ne scopriamo anche la causa: il livello Marbach è troppo basso, evidentemente a giugno il ruscellamento dal terzo sifone era maggiore e ciò richiedeva un livello inferiore di desifonamento permanente per ottenere un simile abbassamento del livello del sifone. Lo si riinnesca in breve con la pompa di sentina e si dà finalmente l'attacco al terzo sifone. Ci distribuiamo lungo la grotta e, dopo aver agevolmente innescato il sifone con il sistema della pompa a membrana che riempe una tanica da 20 l recuperata di volta in volta alla sommità del collo d'oca e svuotata nel tubo, iniziamo a tirar fuori gli almeno 80000 litri d'acqua stimati dell'invaso. Le operazioni sono interrotte frequentemente dalla necessità di spostare il tubo più avanti, ma a un certo punto Massimo, che stava per diventare tacitamente un ghiacciolo, appollaiato com'era sopra un sassetto appena riemerso dal sifone, decide che è il momento di superare l'ostacolo. Sono da poco passate le 19:00 e dopo un paio di minuti di ruspo e affanni (ho pensato che lo stesse superando in semiapnea!) finalmente il grido di soddisfazione per essersi ritrovato in un luogo abbandonato da oltre 20 anni. Ce l'abbiamo fatta! Poi lo sento partire, "andrà a vedere se il quarto è vuoto", penso. Passa qualche minuto credo, sento che continua a ravanare in avanti… Capisco da solo che il quarto è vuoto, come ci aspettavamo! E un altro! Passano troppi minuti, a tratti mi sembra di sentirlo tornare indietro (a posteriori, avendo eseguito e restituito il rilievo, immagino di intuire anche il perché), e dopo un'eternità finalmente lo sento arrivare alla fine del terzo sifone: "Grandi novità", accenna. Ci ricongiungiamo e veniamo a sapere che oltre al quarto anche il quinto sifone è vuoto, seppur non del tutto: uno scivolo di 20 m lungo la faglia, percorribile agevolmente in libera facendo contrasto con la parete opposta (ma da ripulire da alcuni sassi instabili), conduce a una galleria allagata di 6 m che poi sifona. Ma Massimo ha una bella sensazione… secondo lui è una volta bagnata o poco più. Pensiamo che il sabato sia stato abbastanza soddisfacente (eccome!) e andiamo a cena al Cactus. La domenica si mette in Marbach il terzo (ma sarebbe il caso di spostare il tubo di 4-5 m in avanti nel sifone…) e Massimo si immerge in apnea con la maschera nel quinto sifone: "sgambando" capisce che dopo 3 m ci si rialza in una condotta aerea! Per il momento non si può fare di più (il dislivello eccessivo non consente il desifonamento per caduta) e l'ultimo lavoro utile che facciamo è il rilievo effettuato da me e Quattrassi da prima del terzo sifone al limite attuale.

Giana Explora: tutti incastrati nel terzo sifone!

mercoledì 21 settembre 2011

CIAO GIORGETTO

Ieri sera alle 22:15 ci ha lasciato il nostro amico Giorgio Zoppi dopo una lunga malattia che lo aveva portato praticamente all'infermità. Doveva compiere 62 anni.
I funerali si terranno venerdì mattina alle 10:30 presso la chiesa del Divino Amore di Jesi. La salma si trova presso l'obitorio di Viale della Vittoria.



CIAO GIORGETTO

sabato 6 agosto 2011

RISULTATI DEL CAMPO ESTIVO AL MONTE CATRIA


I tramonti del Catria

Con base al rifugio del Boccatore, il campo estivo ha coinvolto cinque speleologi (Anzelmo, Pinky & Panky, Quattrassi, Sosty) e prodotto i seguenti risultati:

27 luglio: Sistemazione, Pozzo Majo Dopo alterne vicende si arriva al rifugio alle 11:00, si sistemano i materiali e si pranza. Sonnellino per Quattrassi e alle 15:00 si va al Pozzo Majo sotto una pioggia sempre più insistente. Nel buco alto dimora un gufo o qualcosa di molto simile: entra Anzelmo e superando il punto stretto si trova in un ambientino con un cunicolo verticale che si sviluppa verso l'alto per 2-3 m, mentre in basso si perde in fessure impercorribili ma facilmente lavorabili. Il test dell'aria dice che c'è circolazione in entrata ponendo l'incenso in basso, circolazione in uscita in alto: di solito non è un buon segno. La prova del nove la fornisce il buco basso: scendendo sulla giusta giusta corda da 15 fino in fondo al pozzo scoperchiato, si verifica stavolta una circolazione d'aria uscente in basso ed entrante in alto. CVD. A innescare tale circolazione potrebbe essere il camino alto, che presumibilmente comunica con l'esterno. Si tenta di aprire la strada nel cunicolo basso, ma guadagnato un metro ci si ritrova nelle fessure impercorribili di cui sopra… DOVREBBE trattarsi di uno sporco anello, tuttavia sassi scagliati da sopra non vengono uditi sotto, quindi non si può affermare nulla di certo. Mah! Le intenzioni di andare a chiudere la giornata al Buco della Strada Forestale vengono cancellate dalla pioggia ancor più intensa

28 luglio: Buca del Mascarello, Grotte dei Codalini, Caverna la Chiesola In mattinata al monte Acuto per visionare la Buca del Mascarello (o Grottone, o Grotta del Mandrale – erroneamente iscritta a catasto come Buca del Mascaniello). La si trova facilmente scendendo una strada sotto Bocca della Valle: quando la mulattiera diventa sentiero, sulla destra si scorge l'ampio cavernone. Nulla di rilevante: Anz risale anche il camino interno, già esplorato almeno due volte in passato (una – forse la prima - dal nostro gruppo il 30 gennaio 1982); al solito si posiziona e rileva il tutto. Si decide di andare alle grotte dei Codalini. L'itinerario di avvicinamento più rapido e sicuro consiste nel lasciare l'auto sotto il rifugio di Cupa delle Cotaline, quindi percorrere la SP105 fino al cartello del suo km 14 e da lì scendere un'ottantina di metri, prima nel bosco e poi nel prato. Lungo lo strano giro seguito oggi, tra la nebbia fitta, si fa ripetutamente vedere da vicino il muflone fotografato da Fabio il 1° ottobre scorso! Arrivati alle grotte si nota subito una certa confusione con i numeri e i nomi apposti all'ingresso (invertite la 1 e la 3). Non appena rischiara un po' Anzelmo e Pinky si rendono conto di trovarsi sopra "l'Altare" raggiunto il 3 luglio scorso, in un punto inquadrato da una foto scattata allora: perfetto! La Grotta I dei Codalini è la sala da pranzo del muflone, la II (o Grotta delle Capre) il suo bagno (!), mentre la III non sembra essere frequentata dal muflone… ed è la più interessante. C'è una certa circolazione d'aria in uscita: si scende alternando cunicoli e frane a sale e gallerie (anche grandiose e concrezionate!) fino a un laghetto/tappo di fango. Con una bizzarra ma gustosissima tirolese sopra di esso si arriva a un cunicolo forzato dal GSM negli anni '90 che conduce a una salettina chiusa da un cunicolo semisifonante che non sembra condurre da nessuna parte. Fuori dopo qualche ora, a tarda sera si va alla Caverna la Chiesola, rilevata e posizionata: nulla di rilevante, il solito camino che genera le caverne della zona chiude

29 luglio: Buca del Diavolo a Balze degli Spicchi, Abisso Belfagor Con moltissima calma questa mattina si parte per il Pian d'Ortica e per la carbonaia di Belfagor. Dopo qualche (grossa) dimenticanza (l'imbrago di Quattrassi!) si arriva alla carbonaia del vecchio campo alle 14:00 circa, quindi dopo pranzato Anzelmo e Pinky entrano nella Buca del Diavolo a Balze degli Spicchi per visitarla e rilevarla. Si era sempre supposto che fosse l'ingresso alto del vicino Abisso Belfagor: nulla di tutto ciò, si tratta di un pozzo di una dozzina di metri che dà in una sala (con scritta dello Speleo Club di Gubbio del 1977!) intasata da un franone non soffiante, con tanto di cavi abbandonati, un paio di fumogeni (portati via insieme a qualche altra solita immondizia) e… l'ogiva di un proiettile antiaereo (Mingo dixit) della Seconda Guerra Mondiale, segnalata da una freccia rossa! Si rileva e si disarma in fretta… anche se non dovrebbe trattarsi di nulla di pericoloso. Raggiunti gli altri si entra tutti insieme a Belfagor: oggi sì che c'è aria in uscita! Superato il Manzalmeandro, al solito si verifica aria in uscita anche all'attacco del pozzo: bene. Si scende e si risale al Ramo del Martello (dove vengono messi ancoraggi definitivi): l'aria ENTRA nel ramo, ovvero sale dal fondo della grotta… e va a finire nel camino impercorribile ma facilmente lavorabile: possibile che torni nel ramo principale? Si fa il rilievo fino al ponte, quindi si scende al fondo rilevando il Meandro dei Bambini: c'è aria sia nel Meandro di Sinistra che nel Meandro di Destra, ma mai quanta nel Manzalmeandro. Mah! Si Risale in cima al pozzo e prima di infilarsi nel meandro Anzelmo si arrampica nel soprastante caminetto che si supponeva comunicasse con la Buca del Diavolo: zero aria e l'ipotesi è quantomai fuori luogo vista l'altimetria. Il grosso dell'aria esce invece… dalla prosecuzione naturale del Manzalmeandro, che a questo punto deve essere rivalutata! Sempre ammesso che non comunichi in qualche modo con il Ramo del Martello, ma allora comunque un grosso quantitativo di aria sarebbe disperso, non ritrovandosi nei meandri del fondo. Si esce e in serata se ne vanno Panky e Quattrassi

30 luglio: Abisso Drenacrom Rimasti in due si scende nel cosiddetto Buco del Catria per concludere il rilievo e valutare le correnti d'aria. Oggi la grotta aspira: si scende in scioltezza fino a "Chi la Dura la Vince", (poco sopra si riprende il rilievo dove si era abbandonato lo scorso 30 aprile), al bivio l'aria scende tutta verso il fondo. In "Tutte a Noi!" l'aria dello specchio di faglia laterale viene verso il fondo. Anche nel salone sotto la "Roulette Russa" l'aria incredibilmente non viene aspirata nello specchio di faglia ma butta chiaramente, risalendo verso "L'Uomo Penitente Passerà", dove Pinky sente freddo dalla guancia giusta (quella verso l'esterno). Si scende in fondo fin sotto la frana dove si conclude il rilievo, a -185: oggi il torrentello è in secca ma prosecuzioni percorribili non ve ne sono. Oltretutto c'è movimento d'aria sotto la frana ma non si riesce a capire bene dove vada a finire. Resta una possibilità: una finestra notata la volta scorsa, a 5 m dalla base dell'ultimo pozzo. Anzelmo risale quei pochi metri, si allunga con l'incenso acceso e… sembra che la finestra si aspiri tutta l'aria!! Forse è psicologia, ma la volta prossima ci sarà qualcosa da fare quaggiù. Del resto la frana alla base del pozzo non aspira oggi l'aria che la volta scorsa sembrava soffiar su con una certa intensità. Fuori alle 20:00, essendo entrati alle 10:30

31 luglio: riposo – Croatoan, Draghi/Maghi/Spaghi Un meritato riposo, nella mattina in cui arriva la neobattezzata Sosty (Sara) a Chiaserna. Timido bagno (l'acqua è gelata!) sotto le cave di Valdorbia, quindi si sale al monte Acuto da Chiaserna dove si va a rivedere Croatoan (ritrovato quest'inverno): sembrerebbe aspirare aria, quindi ci sarebbe inversione di corrente tra inverno estate, ma la corrente stessa ne è poco convinta. Un tentativo si può comunque fare. Si va a vedere il complesso delle tre cavernette Buca dei Draghi / Buca dei Maghi / Buca degli Spaghi, segnalate da Fabio il 1° ottobre scorso: nulla di interessante, tantomeno catastabile. Tornati al rifugio dopo le 18:00 sotto una gradevole pioggia

1 agosto: Buca sopra la Caccia Maestra, Buco della Strada Forestale In una giornata in cui si sarebbe dovuto visitare due risorgenze sopra Cantiano (si rinuncia perché salire da sotto è come attraversare la giungla, in questo periodo!) si ottengono telefonicamente informazioni riguardanti la posizione di Acqualand: si tratta di un ampio ingresso posto presso un lecceto ben evidente sul Tenetra dal Ponte Romano della Gola del Burano, in un canale sottostante i soli prati visibili. Da poco prima del Ponte Romano è possibile salire dal basso per un sentiero (individuato un anno e mezzo fa) che sbuca in uno stradone mediano. Il canale giusto è quello a sinistra (salendo) di quello "inforrato" che da sotto sembra presentare un salto alto e va risalito per un'ottantina di metri fino a trovarsi di fronte all'ingresso della grotta. Salendo per la strada che collega Acquaviva di Cagli al monte Tenetra si lascia l'auto nei pressi di vecchi tabelloni della RAI e si scende il canale sottostante (va riconosciuto!): se si arriva allo stradone senza trovare la grotta si procede lungo questo verso Cagli fino a un canale da risalire per ottanta metri. Un'altra informazione riguarda una buca presso le Gorghe, ben nota a GSM e GSF che in passato la frequentavano spesso: come si era immaginato dovrebbe trattarsi della Grotta III dei Codalini. Non si va a cercare Acqualand vista l'ora, ma si sale sul monte Acuto a cercare un pozzetto individuato cinque anni fa a oltre 1500 m di quota. Lo si ritrova, sotto la pioggia: scende 5 m tra la frana. C'è un pizzico di circolazione d'aria entrante, ma potrebbe trattarsi di un breve ricircolo con fessure che portano all'esterno. Si effettuano rilievo e posizioniamento, battezzandolo Buca sopra la Caccia Maestra, dal nome del bosco sottostante. Scesi a Chiaserna Sosty se ne va e alle 19:00 si entra finalmente al Buco della Strada Forestale, dopo averlo invocato per tutta la durata del campo. Due anni fa Anzelmo e Fabio eravano scesi fin sopra a un salto di 8 m che per mancanza di corde non era stato sceso. Stavolta si passa la strettoia che vi accede (una 'S' fastidiosa) e giunti alla base del pozzo si nota che la grotta non finisce qui, come avrebbe dovuto essere da un rilievo del GSM del 1988: scende un'altra decina di metri fino a un meandro dove qualcuno (Città di Castello?) ha lavorato e che forse ha forzato. C'è dell'aria in uscita, poca in realtà, e forse è tutto un banale ricircolo (con l'incenso in alto l'aria entra), ma andrebbe rivista meglio. È anche una grotta carina!

2 agosto: riposo e rientro! Oggi si voleva spaccare il mondo e invece ci si è alzati tardissimo e con moltissima calma si è sistemato tutto il materiale nelle due macchine superstiti e salutato con altrettanta cautela il Catria

Tanti conti in sospeso chiusi, nuove prospettive aperte: dopo questo campo abbiamo un'idea più chiara delle possibilità esplorative del massiccio del Catria. Bella lì!

mercoledì 3 agosto 2011

SERGIO MACCIÒ CI HA LASCIATO

Con un ritardo dovuto al campo estivo organizzato recentemente, vogliamo ricordare la figura del Dott. Sergio Macciò scomparso nei giorni scorsi, personalità importantissima per l'attività speleologica (e non solo) della Città di Jesi.
Tra i principali fautori della riapertura della Sezione CAI di Jesi nel 1948, diede immediato impulso all'attività speleologica con la costituzione di un Gruppo interno alla Sezione, con la costruzione di un sostanzioso magazzino speleo, con importanti risultati conseguiti in quegli anni: la storica scoperta degli sviluppi della Grotta di Mezzogiorno e il suo collegamento con la Grotta della Beata Vergine di Frasassi, numerose esplorazioni nella zona di Frasassi che poi si estesero ad aree carsiche via via più lontane: monte Cucco, monte Nerone (Grotta delle Tassare), Parco Nazionale d'Abruzzo le più significative, sviluppando al contempo collaborazioni con altri gruppi speleologici italiani.
Incidenti vari avvenuti in ambienti ipogei lo videro tra i principali organizzatori del Soccorso Speleologico.
Per tanti anni rivestì il ruolo di Segretario della Società Speleologica Italiana, contribuendo alla sua riorganizzazione attuale.
Successivamente, anche non svolgendo più attività speleologica, la Sua figura è sempre rimasta un punto di riferimento per i tanti giovani che nel corso degli anni si sono avvicinati all'attività speleologica.

martedì 28 settembre 2010

martedì 7 settembre 2010

cronaca di una... SÒLA

Correva la calda estate del 2008... e io e mio cognato Fabio ci eravamo organizzati per star fuori 2 settimane in montagna nel centro-nord Italia. 4 giorni ai Piani Eterni (Veneto), altri 4 al raduno canyoning in Valtellina (Lombardia), un paio in Marguareis (Piemonte/Francia), una giornata bellissima in Liguria a scendere il Rio Barbaira... e tornando verso casa, perché no, 2 giorni in Apuane!!
Il primo di questi 2 giorni, 9 agosto 2008, decidemmo di rivedere un probabile ingresso in Val Serenaia (un microscopico buco soffiante notato in inverno perché scioglieva la neve intorno a sé) e far battuta nella zona del Passo delle Pecore – Monte Grondilice. Non trovammo quasi nulla di rilevante, se non dei buchi in cresta (peraltro molti dei quali già visti), di cui uno ci si aprì a mano tanto da meritare il nome "Mani" sul nostro GPS. Salendo verso la cresta, con molta fortuna trovai un bel pozzo intensamente soffiante (il muschio sulle sue pareti oscillava vistosamente), dall'ingresso piuttosto ampio, dimensioni del Buco del Diavolo a Frasassi per chi lo conoscesse. Fuori, una vecchia busta di plastica e la scritta "GSFDM" (Gruppo Speleo Forte dei Marmi, pensai) su un albero. Si trattava della Buca del Muschio, a catasto con la sigla 1044 T/LU, come scoprii in seguito su Internet.

domenica 17 gennaio 2010

CAVOLATE VARIE

Iniziamo l'anno nuovo con una carrellata di foto delle recenti attività, in parete e sotto terra:

uscendo dalle nebbie